{"id":8678,"date":"2020-04-07T13:45:44","date_gmt":"2020-04-07T13:45:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8678"},"modified":"2020-04-07T13:45:44","modified_gmt":"2020-04-07T13:45:44","slug":"8-settembre-1943-a-bergamo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8678","title":{"rendered":"L\u20198 settembre 1943 e un nuovo frammento dell\u2019occupazione tedesca di Bergamo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u20198 settembre 1943 \u00e8 una data cruciale nella storia del nostro paese e, ormai da una decina di anni, l\u2019Isrec si \u00e8 impegnato a sottolinearne l\u2019importanza in mezzo alla propria collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dirla parafrasando Natalia Ginzburg che visse quel giorno, l\u20198 settembre \u00e8 una data cruciale perch\u00e9 in quel momento \u201cle parole <em>patria<\/em> e <em>Italia<\/em>\u201d, liberate \u201cdall\u2019aggettivo <em>fascista<\/em>, [\u2026] d\u2019un tratto alle nostre orecchie risultarono vere. Eravamo l\u00e0 per difendere la patria e la patria erano quelle strade e quelle piazze, i nostri cari e la nostra infanzia, e tutta la gente che passava\u201d. E per quella patria, che ha ritrovato il suo significato lontano dalla retorica, ma dentro l\u2019esperienza vissuta, \u201cognun era pronto a perdere se stesso e la propria vita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ai nostri occhi, oggi, quella data appare cruciale anche perch\u00e9 \u00e8 un momento in cui il pericolo incombente su un intero paese non lo paralizza nella paura, non induce al vittimismo, al revanscismo o allo sciovinismo, ma anzi la tensione del momento diventa pungolo per mettersi in crisi, per fare i conti con se stessi e trovare la lucidit\u00e0 per rischiare se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se veniamo alla citt\u00e0 di Bergamo, i tedeschi entrano il 10 settembre tra le 15 e le 16 del pomeriggio; \u00e8 un venerd\u00ec. Il commissario al Comune durante i quarantacinque giorni, Sereno Locatelli Milesi, rimane a Palazzo Frizzoni fino a tarda ora: insieme al prefetto, tenta, ma invano, di mettersi in contatto con il comando tedesco e quindi fa ritorno a casa, a Villa d\u2019Alm\u00e8. Il colonnello Poli comandante del 78\u00b0 reggimento di stanza alla Caserma Umberto I \u00e8 \u201cindisposto\u201d e irreperibile in caserma, progressivamente abbandonata anche dalla truppa. \u00a0L\u201911 settembre \u00e8 la data del primo proclama del comandante tedesco Neumann, che ingiunge la consegna delle armi, e del primo incontro tra autorit\u00e0 italiane (il prefetto e l\u2019assistente Giura) e comando militare tedesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 9 settembre Ettore Tulli -che \u00e8 venuto allo scoperto il 25 luglio, e di cui pochissimi conoscevano l&#8217;appartenenza al partito comunista clandestino- \u00a0si era messo alla testa dei cittadini che su sua sollecitazione si dirigono alla Prefettura, reclamando le armi che dovrebbero servire a fronteggiare l&#8217;occupazione della citt\u00e0: &#8220;Mi dirigo alla Prefettura che \u00e8 presidiata da una compagnia di soldati,, seguito da moltissima gente: lungo il tragitto per\u00f2 le file si assottigliano e arrivo ai cancelli della Prefettura seguito da non pi\u00f9 di sette o otto persone: fra queste Guido Galimberti, il ragazzo Minardi e pochi altri ragazzi&#8221;. La sottrazione di armi alla prefettura o la raccolta di quelle abbandonate dai militari in fuga non portano all\u2019organizzazione di nessuna risposta armata. I primi spari, le prime bombe sono lanciate dai tedeschi l\u201911 settembre intorno alla villa dell\u2019ex podest\u00e0 di Bergamo (Carlo Vitali) dove avevano trovato rifugio militari dell\u2019ex campo della Grumellina, involontariamente traditi dallo stesso Vitali, con una telefonata alla caserma Umberto I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aiuto agli ex prigionieri alleati \u00e8 l\u2019unica vera e propria reazione di massa e quanto accade presso la villa di Vitali \u00e8 significativo di quanto quegli ultimi venti mesi di guerra impongono. Se l\u2019aiuto portato ai militari alleati che scappano dai campi di prigionia fascisti \u00e8 proprio di una guerra che gli storici definiranno totale e non convenzionale, esso diventa il primo atto della Resistenza nel nostro paese se accompagnato dalla consapevolezza che proteggere i corpi braccati dalla violenza nazista, prendersene cura \u00e8 un atto politico.\u00a0 E non importa che per molte di quelle donne che in questo atto umanitario rischiarono se stesse aprendo le loro case tale consapevolezza sia chiara, risulta per\u00f2 evidente fin da subito che lo spirito di obbedienza alla legge che aveva sempre ispirato l\u2019agire del podest\u00e0 Vitali \u2013 come far\u00e0 notare Locatelli Milesi &#8211; non pu\u00f2 essere pi\u00f9 una giustificazione al proprio agire e che, di fronte ai bandi che intimeranno la consegna dei militari alleati, bisogner\u00e0 imparare in fretta a misurare le proprie azioni al cospetto della propria coscienza, perch\u00e9 <em>legalit\u00e0<\/em> non \u00e8 automaticamente sinonimo di <em>giustizia<\/em> e per salvare l\u2019umano bisogna anche sapersi mettere fuori dalla legge, diventare <em>banditen<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sapevamo che a Bergamo i tedeschi occupano la Caserma Umberto I, il Distretto militare e probabilmente le altre caserme e si impossessano di quei luoghi da loro considerati importanti per imporre il controllo sul territorio. La ricerca sul carcere ci ha portato a scoprire che il 10 settembre, entrando a Bergamo, i tedeschi assaltano anche il carcere Sant\u2019Agata. Non ritorneremo quindi a raccontare come nascono le prime bande nella nostra zona, a quel primo e fondamentale lavoro per tessere rapporti e creare reti, imparando dai propri errori pagati al prezzo di vite umane, abbiamo dedicato tante volte la nostra attenzione. Vogliamo invece condividere questo nuovo tassello sull\u2019ingresso dei tedeschi a Bergamo, ricostruito grazie all\u2019intreccio del lavoro in diversi archivi dei nostri ricercatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo reperito tre documenti che ci permettono di descrivere l\u2019episodio: la relazione dell\u2019intervento di riparazione del portone principale del carcere, il testo della sentenza delle detenute fuggite il 10 settembre, la relazione dell\u2019assalto redatta dal capoguardia per il direttore. I primi due documenti li abbiamo trovati in archivio di stato: l\u2019uno nel fondo del Genio Civile, tra le carte del XX secolo, l\u2019altro nel Registro della Pretura di Bergamo, nel volume del 1944. Il terzo documento \u00e8 una fotocopia saltata fuori facendo ordine nelle carte dell\u2019Isrec. Quest\u2019ultimo documento ci conferma quanto detto indirettamente dagli altri due, ci porta nel vivo della notte del 10 settembre e ci fornisce delle indicazioni indirette sulla topologia e la vita del carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono le ore 21 del 10 settembre e al portone del carcere nel vicolo Sant\u2019Agata si presentano un ufficiale e \u201cuna moltitudine\u201d di militari tedeschi; l\u2019ufficiale chiede di entrare, al primo rifiuto del portinaio vengono lanciate alcune bombe a mano a cui segue una scarica di mitragliatrice. I tedeschi riescono ad entrare e salgano al primo piano, dove c\u2019\u00e8 il reparto femminile; nel frattempo le guardie trasferiscono i detenuti del reparto maschile nei sotterranei. Alle 27 donne detenute nel carcere e alle due suore che le sorvegliano \u00e8 intimato di uscire. Al sopraggiungere del capoguardia Fusaglia, l\u2019ufficiale tedesco chiede la consegna di 13 detenuti che si trovano a disposizione dell\u2019ufficio politico della R. Questura di Milano e del Tribunale Militare di Seregno. Partiti i tedeschi con i prigionieri consegnati dal capoguardia, la calma ritorna: 5 detenute sono subito fatte rientrare, ci si mette alla caccia delle altre e gi\u00e0 la sera del 10 settembre ne mancano all\u2019appello solo otto. Il 12 febbraio 1944 in Pretura si svolge l\u2019udienza n. 61 contro sette ex-detenute del carcere (sei sono processate di contumacia, solo Fiorina Margherita \u00e8 presente), imputate del reato \u201cdi cui all\u2019art. 385 CP perch\u00e9, essendo legalmente detenute, evadevano dalle carceri giudiziarie di Bergamo 10\/09\/1943\u201d. I danni materiali sono ingenti e riguardano l\u2019ingresso e il primo piano: in particolare classificati come \u201cDanni di guerra\u201d troviamo i lavori necessari per aggiustare il portone d\u2019ingresso principale, gravemente compromesso, la porta secondaria e una finestra di cui d\u00e0 conto il verbale di somma urgenza inviato dal carcere all\u2019ufficio del Genio Civile gi\u00e0 l\u201911 settembre 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo che la macchina organizzativa tedesca avr\u00e0 bisogno di qualche tempo per mettersi in moto e questo vale anche per il carcere: come ricorda un detenuto, Giacinto Gambirasio, i nazisti requisirono due celle e installarono un presidio ai primi di dicembre 1943, istituendo un posto di blocco su via del Vagine. Tuttavia l\u2019assalto al carcere e il prelevamento con la forza di alcuni prigionieri (su cui resta da indagare) sono un\u2019ulteriore prova di quanto il carcere risulti essere, anche agli occhi dei nazisti, luogo strategico per il controllo del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">di <strong>Elisabetta Ruffini<\/strong> e <strong>Chiara Molinero<\/strong><br \/>\ncon la collaborazione di <strong>Angelo Bendotti e<\/strong>\u00a0<strong>Silvano Marcassoli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u20198 settembre 1943 \u00e8 una data cruciale nella storia del nostro paese e, ormai da una decina di anni, l\u2019Isrec si \u00e8 impegnato a sottolinearne l\u2019importanza in mezzo alla propria collettivit\u00e0. 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