{"id":8685,"date":"2020-04-13T16:44:12","date_gmt":"2020-04-13T16:44:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8685"},"modified":"2020-04-16T12:56:35","modified_gmt":"2020-04-16T12:56:35","slug":"tra-le-silenziose-carte-battaggion","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8685","title":{"rendered":"Punti di vista: lo sport"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Con questo nuovo appuntamento della nostra rubrica, vogliamo insistere nel ricordare che la Resistenza ci ha lasciato la sfida di imparare a prendere prospettive sempre diverse per considerare l\u2019esperienza, vigilando a che la retorica dei nostri discorsi non l\u2019imbalsami oscurandone la verit\u00e0 vissuta. Vale in tutti i campi, anche nel nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esercitare questo continuo cambio di prospettiva ci aiuta nel nostro lavoro di storici a fare emergere che la Resistenza e l\u2019antifascismo non sono un programma scolastico o un corso accademico e non sono nemmeno\u00a0 martirologio o agiografia pronti per le commemorazioni; sono una storia che ci interroga nel nostro vivere, nel modo di esercitare la nostra cittadinanza, perch\u00e9 \u00e8 una storia intessuta nell\u2019esperienza di uomini e donne che non furono solo partigiani e partigiane e non vissero solo dall\u20198 settembre 1943 al 25 aprile 1945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un luogo a Bergamo che ha attirato la nostra attenzione, fin dai tempi in cui il nostro caro collaboratore Paolo Rizzi, troppo presto scomparso al nostro affetto, organizzava quelle bellissime biciclettate ai luoghi della Resistenza di cui sentiamo profonda la nostalgia. Il luogo \u00e8 importante perch\u00e9 pu\u00f2 contribuire a declinare la parola Resistenza da una prospettiva che non sempre noi storici usiamo per raccontarla: \u00e8 il Campo Utili, il complesso sportivo dedicato al generale che comand\u00f2 il Corpo italiano di liberazione e che arriv\u00f2 a Bergamo, con la Divisione Legnano, il 29 aprile 1945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il complesso abbandonato da anni \u00e8 al centro di un\u2019operazione di recupero e la <em>Rugby Bergamo<\/em> ha proposto un progetto di trasferimento della societ\u00e0 dagli attuali spazi a lei concessi, diventati ormai troppo piccoli. Non sappiamo se il progetto andr\u00e0 a buon fine e ancora restano, per chi guarda come noi la questione dall\u2019esterno, poco chiare le scelte del Comune di Bergamo. Sappiamo per\u00f2 che la <em>Rugby Bergamo<\/em> nella volont\u00e0 di aprire il luogo alla citt\u00e0, si \u00e8 interrogata non solo sulle strutture ricettive da approntare, ma anche sulla storia di quel luogo e dell\u2019uomo la cui statua accoglie chi entra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec che ancora una volta insieme a quelli che ormai definiamo gli amici della <em>Rugby Bergamo<\/em> abbiamo ricominciato a interrogarci e, accogliendo gli stimoli del socio comune Cristiano Poluzzi, a cercare. La domanda della <em>Rugby Bergamo<\/em> pu\u00f2 sembrare banale, ma la risposta che insieme riusciremo a dare alla citt\u00e0 significher\u00e0 ribadire che la storia attraversa le nostre vite, non ci sono parentesi: siamo la storia di cui decidiamo di dirci eredi e quella che immaginiamo la costruiamo nei vari ambiti della nostra quotidianit\u00e0, con le nostre passioni e le nostre debolezze, i nostri sogni e i nostri smacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec che sulle tracce di una fotografia del generale Utili a Bergamo ci siamo imbattuti in un ricordo conservato nelle pagine del libro di Adriana Locatelli: ricordava la posa di una lapide commemorativa a Torre Boldone e faceva emergere un nome note alla Resistenza e al rugby bergamaschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 6 ottobre 1945, a Torre Boldone, viene deposta una lapide per commemorare il capitano Filippo Benassi, morto a Dachau: \u00e8 il primo segno di memoria dedicato alla deportazione. Sono presenti il colonnello britannico Morley Fletcher ed il generale Umberto Utili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo <em>Diario di una partigiana<\/em>, Adriana Locatelli, che ha organizzato la banda Maresana con Benassi, riporta il discorso pronunciato da Sereno Locatelli Milesi in quell\u2019occasione e inserisce alcune fotografie della cerimonia. Nelle ultime battute, Locatelli Milesi afferma:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bergamo \u00e8 stata libert\u00e0 dal valore dei propri figli che erano definiti \u201cfuori legge\u201d, ed erano invece legittimi difensori della Libert\u00e0 e della Giustizia.<br \/>\nNon \u00e8 vero, colonnello Fletcher, non \u00e8 vero, generale Utili?<br \/>\nLa sua anima [di Benassi] si \u00e8 qui incontrata con quella \u2013 rivestita dalla sua veste mortale &#8211; del giovane Aldo Battaggion, venuto qui quasi per caso, e che allo scoprimento di questa lapide \u00e8 scoppiato in dirotto pianto: perch\u00e9 Filippo Benassi \u00e8 stato compagno di galera e schiavit\u00f9 in Patria e in Germania.<br \/>\nLa provvidenza ha voluto \u2013 nei suoi imperscrutabili disegni \u2013 che le anime del morto e del vivo si incontrassero qui, in quest\u2019ora di celebrazione, nel nome della comune passione: l\u2019Italia!<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec finisce il discorso di Locatelli Milesi e cos\u00ec troviamo nel momento della costruzione della memoria di quanto \u00e8 stato, appena tornato dalla deportazione, il giovane rugbista Aldo Battaggion, che nel 1950 sar\u00e0 uno dei fondatori della Rugby Bergamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel libro della Locatelli sono presenti molte fotografie del generale Utili, ma a questo punto abbiamo sognato di trovare una fotografia che ritraesse insieme il generale Utili e Aldo Battaggion e ci siamo messi sulle sue tracce: le fotografie pubblicate nelle varie edizioni del libro della Locatelli vengono presumibilmente da due studi fotografici: lo studio Gentili e lo studio Mauri. La ricerca nell\u2019archivio dell\u2019Isrec, anche nel fondo Gentili, non ha portato ad alcun risultato, come del resto quella nell\u2019archivio del \u201cL\u2019Eco di Bergamo\u201d, sulle cui pagine per altro la notizia della cerimonia non fu accompagnata da fotografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo individuato altri archivi dove cercare e se per ora non abbiamo certezze sull\u2019esito, sappiamo per\u00f2 che la storia di Aldo Battaggion ci aiuter\u00e0 sempre a riflettere su quanto lo sport non possa essere considerato avulso dalla storia, ma ne faccia parte e anzi ne rispecchi e amplifichi i processi e le tensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura di Aldo rassicura convincendo che lo sport \u00e8 sempre esercizio di vita e preparazione ai momenti difficili. Ripesando al periodo della deportazione, Aldo diceva che il rugby l\u2019aveva salvato: \u201dDa Dachau sono tornato vivo perch\u00e9 ero un giocatore di rugby (\u2026) ho resistito alle botte prima dei fascisti, poi dei nazisti e poi ho resistito a Dachau per sei mesi (\u2026) trovo che il rugby insegni molto nella vita\u201d ( da <em>Passione ovale <\/em>di M. Parisi e C. Poluzzi, Rivola, Bolis Ed., pp. 45-47). \u00a0Sicuramente nel suo essere partigiano Aldo ha esercitato dei modi di essere \u00a0interiorizzati sul campo: quello spirito di squadra e di visione del gioco che gli permisero di fare azioni spericolate con Pasqualino Carrara senza mai mettere in pericolo gli altri compagni; quel coraggio che lo spinse a raggiungere la banda\u00a0 Paci al roccolo Gasparotto per insieme tentare di resistere all\u2019accerchiamento dei fascisti; quel controllo del proprio corpo che lo aiut\u00f2 forse a sopportare i violenti interrogatori fascisti. Il padre testimoniando del pestaggio a cui Aldo fu sottoposto in Federazione all\u2019indomani dell\u2019uccisione del fascista Favattini scrive: \u201cAldo \u00e8<br \/>\nrobusto e buon incassatore e per questo riportato a S. Agata sfigurato,<br \/>\ndopo quindici giorni era perfettamente guarito\u201d. \u00a0Attraverso l\u2019esperienza agonistica ha preso coscienza dei valori legati allo sport: la competizione non come sopraffazione sull\u2019avversario, ma come conoscenza di s\u00e9, crescita personale e consapevolezza dei propri limiti; come capacit\u00e0 di affrontare le situazioni, anche le pi\u00f9 difficili, con ponderazione, distacco ed autocontrollo; come ricerca della collaborazione degli altri per il raggiungimento di un obiettivo comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la figura di Aldo mette anche in guardia da una considerazione idealistica dello sport rendendo evidente che \u00e8 la capacit\u00e0 di analisi del proprio presente, la ponderazione della situazione vissuta che porta lo sport a confrontarsi con la vita e non lo chiude nell\u2019esaltazione della prestazione, nella vittoria del pi\u00f9 forte, nell\u2019affermazione del corpo perfetto, nella consacrazione dello <em>status quo<\/em>: anche questo \u00e8 sport, quello per esempio che fascismo e nazismo hanno praticato e diffuso tra le giovani generazioni. Aldo lo sa perch\u00e9 da giovane nato nel 1922 ha giocato come mediano di mischia, prima a Bergamo e poi, come studente universitario, a Milano, partecipando con la Nazionale Goliardica di rugby e con la maglia nera con la M di Mussolini ad incontri internazionali, contro l\u2019Ungheria e la Romania. Ma all\u20198 settembre 1943, quando si sono date le condizioni storiche perch\u00e9 l\u2019antifascismo diventasse lotta armata contro il fascismo, quando per cercare la Giustizia si trattava di diventare fuori legge, Aldo non ha esitato: \u00e8 salito in montagna fin dal settembre. Aldo ci avrebbe forse detto che anche questa scelta era legata al suo essere un giocatore di rugby, uomo \u201cgeneralmente coraggioso e ponderatore\u201d, come osservava sempre lui. A noi pare importante per\u00f2 sottolineare come quell\u2019uomo coraggioso e ponderatore \u00e8 stato capace di infrangere le regole, di cambiare compagni di squadra, giocando una partita che rimetteva in discussione il significato di parole come \u201cpatria\u201d e \u201cItalia\u201d cercandone un significato nuovo, lontano dall\u2019aggettivo \u201cfascista\u201d. E non sar\u00e0 un caso se suo compagno d\u2019azione \u00e8 diventato quel Pasqualino Carrara che aveva rinunciato a giocare all\u2019Ardens perch\u00e9 c\u2019era l\u2019obbligo di avere la tessera del partito fascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aldo sar\u00e0 catturato nella notte tra il 15 e il 16 gennaio, insieme al gruppo di Dante Paci al Roccolo Gasparotto: prima di essere inviato a Dachau (7 ottobre 1944) passer\u00e0 un lungo periodo nelle celle di Sant\u2019Agata. La sera del 21 luglio 1944, dopo avere preso \u201cbotte eterne dalle 11 alle 8 di sera\u201d in Federazione, come ricorda nel suo diario, ritorna a Sant\u2019Agata e \u00e8 messo \u201cpiantonato in cella di segregazione, unitamente al Paci e all\u2019Aldeni\u201d. Cos\u00ec scrive nel suo diario che il giorno dopo registra: \u201calle 4,30 del mattino il povero Paci e l\u2019Aldeni vengono prelevati per essere fucilati\u201d. Le memorie che Battaggion ci consegna sono essenziali, tutte azioni si potrebbe dire come le mosse di un giocatore in cui la teoria si fa agire, ma in quella espressione \u201cunitamente al Paci e all\u2019Aldeni\u201d sta inscritta la fedelt\u00e0 alla memoria di due compagni per il cui riconoscimento Aldo si batter\u00e0 con franchezza e convinzione nel dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci vediamo la prossima settimana con una puntata che ripartir\u00e0 dal carcere di Sant\u2019Agata.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Puntata a cura di<strong> Elisabetta Ruffini<\/strong>\u00a0e<strong> Lia Martini<br \/>\n<\/strong>Con la collaborazione di<strong> Luciana Bramati <\/strong>e<strong> Angelo Bendotti<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il video<\/h3>\n<p><div class=\"videoContainer\"><iframe loading=\"lazy\" style=\"border: none; overflow: hidden;\" src=\"https:\/\/www.facebook.com\/plugins\/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fisrecbg%2Fvideos%2F1049147058792395%2F&amp;show_text=0&amp;width=560\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questo nuovo appuntamento della nostra rubrica, vogliamo insistere nel ricordare che la Resistenza ci ha lasciato la sfida di imparare a prendere prospettive sempre diverse per considerare l\u2019esperienza, vigilando a che la retorica dei nostri discorsi non l\u2019imbalsami oscurandone la verit\u00e0 vissuta. 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