{"id":8723,"date":"2020-05-18T19:50:48","date_gmt":"2020-05-18T19:50:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8723"},"modified":"2020-05-18T19:51:23","modified_gmt":"2020-05-18T19:51:23","slug":"tra-le-silenziose-carte-finale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8723","title":{"rendered":"Belli per l&#8217;eternit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Siamo arrivati all\u2019ultima puntata di <em>Tra le silenziose carte<\/em>, rubrica che avevamo cominciato due mesi fa convinti che, nonostante la quarantena, fosse importante mantenere un dialogo con i nostri soci e socie e con chi ci segue con attenzione e curiosit\u00e0. Continuare a tessere il filo che ci lega al passato \u00e8 un modo per non chiudere il presente su stesso &#8211; non chiuderci su noi stessi -, ma, articolando presente, passato e futuro, costruire la consapevolezza dell\u2019esperienza che stiamo vivendo per immaginare quella da vivere, insieme e come collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sar\u00e0 stato un caso se in questa lunga quarantena abbiamo affrontato temi che ci hanno condotto nel vivo delle nostre ricerche e inevitabilmente portato a guardare al futuro, sollevando l\u2019attenzione su prossime e importanti scelte che la nostra comunit\u00e0 dovr\u00e0 compiere: che ne sar\u00e0 del corridoio al primo piano del vecchio complesso di Sant\u2019Agata, l\u2019unico rimasto del vecchio carcere? Allestiremo una mostra, speriamo gi\u00e0 da settembre, ma poi? Quel corridoio diventer\u00e0 un museo permanente sul vecchio carcere di Sant\u2019Agata o una nuova ristrutturazione canceller\u00e0 tutte le tracce dell\u2019esperienze l\u00ec vissute? E il campo Utili? sar\u00e0 la rugby Bergamo a trasferirsi l\u00ec come societ\u00e0? E come l\u00ec il ricordo di Battaggion, di Utli diventer\u00e0 un modo per non dimenticare che siamo la storia di cui ci diciamo eredi, anche mentre facciamo sport?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pur in quarantena abbiamo anche affrontato nodi cruciali della nostra storia su cui ci ha portato a riflettere l\u2019attualit\u00e0: \u00e8 il caso di Rovetta e della fucilazione di 43 militi della Tagliamento il 28 aprile 1945, richiamato alla nostra attenzione da un necrologio apparso scandalosamente sulle pagine dell\u2019Eco. Non \u00e8 stato facile fare quello speciale e la necessit\u00e0 di farlo ci ha confermato nella necessit\u00e0, ancora pi\u00f9 forte forse oggi, di riaffermare un\u2019identit\u00e0 collettiva consapevole delle sue radici, perch\u00e9 l\u2019antifasicmo non \u00e8 solo storia, ma \u00e8 il progetto che ha dato un significato al nostro vivere insieme, se preferite ha ridato significato alla parola \u201cpatria\u201d liberandola dall\u2019aggettivo fascista, quella patria che \u00e8 il paese democratico in cui viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per finire abbiamo deciso di cogliere la proposta di alcuni amici artisti e organizzare un cabaret in memoria degli uomini e delle donne della Resistenza. Grazie a Valentina e Flavio di La Malaleche e a Stefano Kino Ferri degli Arpioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 2009 quando per la prima volta ci lanciavamo in un cabaret, intrecciando le nostre riflessioni storiche a letture e musiche: allora non era molto comune, ma quell\u2019inizio ha aperto un dialogo importante con alcuni artisti che sono diventati amici e amiche dell\u2019Isrec. \u00c8 proprio nel rapporto con il mondo dell\u2019arte che anche la nostra sensibilit\u00e0 di storici si arricchisce e si affina per l\u2019immaginario.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Parte prima: le storie locali, patrimonio da continuare a interrogare<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Resistenza \u00e8 storia radicata localmente ma che ha una visione globale: scavare nelle storie singolari della nostra comunit\u00e0 significa rileggere la storia come tessuto di eventi umani, ritrovando il pulsare della vita.<br \/>\nPartiamo da due storie tratte da quelle che hanno attraversato l\u2019ex-carcere di Sant\u2019Agata e passeremo poi a Cosa rimane, canzone di La Malaleche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Gabriele Fontana: Lydia Curti e Teresa Savio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Chiara Molinero: L\u2019assalto al carcere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">La Malaleche: Cosa rimane (inedito)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fare storia locale vuol dire anche dialogare con il territorio, non solo investigarlo, ma anche rispondere alle sue curiosit\u00e0, perch\u00e9 la patria come diceva una partigiana sono \u201ci nostri cari e nata la canzone che ascolterete, su sollecitazione degli amici di Stezzano con cui negli anni si \u00e8 costruito un rapporto di collaborazione e che ci ha portato a lavorare su un caduto della libert\u00e0 stezzanese Giuseppe Agazzi<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Seconda parte: le prospettive per leggere la storia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Lettura da Charlotte Delbo, <em>Une connaissance inutile<\/em><br \/>\nVoce di Stefano Kino Ferri degli Arpioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Angelo Bendotti ha sempre messo in guardia a tutte e tutti gli storici cresciuti all\u2019Isrec sulla necessit\u00e0 di imparare dalla letteratura anche per fare bene il mestiere di storici. La letteratura insegna l\u2019arte del racconto, ma anche l\u2019importanza della prospettiva da cui si racconta il passato in grado di non ridurre l\u2019esperienza a riflesso di se stessa, di non irrigidirla in stereotipi confortanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte quindi con un brano Beppe Fenoglio, commentato da Angelo Bendotti, tocchiamo con mano la forza della letteratura, dall\u2019altra con il ricordo di alcune partigiane, portate da Rosangela Pesenti, evochiamo la questione della prospettiva femminile.<br \/>\nFiniremo con Zaira di La Malaleche, canzone composta per noi e il Treno della memoria e dedicata a Frida Misul per non dimenticare che per l\u2019Isrec lavorare sulla storia delle donne \u00e8 sempre stata l\u2019occasione di costruire percorsi obliqui per raccontare il passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Lettura da Beppe Fenoglio, I ventitr\u00e9 giorni della citt\u00e0 di Alba<br \/>\nVoce di Stefano Kino Ferri degli Arpioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Angelo Bendotti: Intorno a una parola<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">La Malaleche: Zaira (inedito)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Rosangela Pesenti: Voci di donne nella Resistenza<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Terza parte: il tessuto della storia e l\u2019importanza del calendario civile<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo sempre ritenuto importante festeggiare il 25 aprile senza dimenticare l\u20198 settembre; lavoriamo ogni anno per il 27 gennaio restando guardinghi rispetto alle mode memoriali e sapendo che non ha senso pensare ai Lager dimenticando il progetto nazifascista per il futuro dell\u2019Europa di fronte al quale gli uomini e le donne della Resistenza si sono ribellati. Crediamo insomma non basti cantare Bella ciao senza conoscere il Canto dei deportati, che ricordiamolo nacque nel 1933 in uno dei primissimi campi di internamento per dissidenti politici tedeschi e da l\u00ec attravers\u00f2 la Spagna, durante la guerra civile, e poi ritorn\u00f2 nell\u2019universo concentrazionario, esprimendo quel desiderio di \u201cPRIMAVERA\u201d che sappiamo echeggiare in molti pezzi scritti o durante la Resistenza, per esempio Fischia il vento, o ripensando a quella primavera del 1945. Ascolteremo Il Canto dei deportati nella versione di La Malaleche e la primavera l\u00ec evocata ci spinger\u00e0 a ricordare, attraverso Lia Martini, la nostra cara Charlotte Delbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">La Malaleche: Il canto dei deportati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Lia Martini: Charlotte Delbo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Quarta parte: l\u2019eredit\u00e0 della Resistenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci piace dirci \u201ceredi\u201d e non \u201cfigli e figlie\u201d della Resistenza: perch\u00e9 \u201ceredi\u201d sottolinea la scelta del passato di cui vogliamo prenderci cura, che vogliamo imparare a raccontare a chi nasce e a chi arriva in questo paese, a cui vogliamo pensare quando immaginiamo il nostro futuro, quando pensiamo alle sfide da passarci di generazione in generazione e che intendiamo prendere in mano per rendere pi\u00f9 bello, accogliente e giusto il mondo che viviamo, per noi e per quelli che verranno. La memoria \u00e8 sempre una scelta del passato da ricordare, ma anche un\u2019indicazione per il futuro che immaginiamo. E allora ascoltiamo le parole di un partigiano che divenne poi storico, Claudio Pavone e nella scia di queste parole Luciana Bramati, e salutiamoci con una canzone che porta il significativo titolo Memoria Viva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">da Claudio Pavone, <em>Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit\u00e0 della Resistenza<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">Luciana Bramati: A trent\u2019anni dalla pubblicazione del libro di Pavone<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">La Malaleche: Memoria viva<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Un cabaret in memoria delle donne e degli uomini della Resistenza<br \/>\na cura di <strong>Isrec Bergamo<\/strong> con la partecipazione di <strong>La Malaleche<\/strong> e <strong>Stefano Kino Ferri<\/strong> degli Arpioni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo arrivati all\u2019ultima puntata di Tra le silenziose carte, rubrica che avevamo cominciato due mesi fa convinti che, nonostante la quarantena, fosse importante mantenere un dialogo con i nostri soci e socie e con chi ci segue con attenzione e curiosit\u00e0. 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