{"id":8932,"date":"2022-12-08T16:50:50","date_gmt":"2022-12-08T16:50:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8932"},"modified":"2022-12-08T17:41:41","modified_gmt":"2022-12-08T17:41:41","slug":"le-belle-lettere-di-charlotte-delbo-il-filo-di-arianna-2022-prima-edizione-in-italiano-alla-sala-galmozzi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?p=8932","title":{"rendered":"Le belle lettere di Charlotte Delbo (Il filo di Arianna, 2022 prima edizione in italiano) alla Sala Galmozzi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/?attachment_id=8933\" rel=\"attachment wp-att-8933\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-8933\" src=\"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/le-belle-lettere_invito-192x300.jpg\" alt=\"\" width=\"363\" height=\"568\" srcset=\"http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/le-belle-lettere_invito-192x300.jpg 192w, http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/le-belle-lettere_invito-768x1199.jpg 768w, http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/le-belle-lettere_invito-656x1024.jpg 656w, http:\/\/www.isrecbg.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/le-belle-lettere_invito-220x343.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 363px) 100vw, 363px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1954 in Algeria cominciano quelle operazioni militari che le autorit\u00e0 si ostinano a non chiamare guerra e che raggiungono il parossismo tra il 1957 e il 1959. Come nel 1941, Delbo, lontana dal suo paese per motivi di lavoro, sente l&#8217;esigenza di tornare e prendere posizione dentro la propria collettivit\u00e0. Nel 1960 lascia l&#8217;Onu di Ginevra, rientra a Parigi e si dedica alla ricerca del materiale per la scrittura di un libro in cui la sua voce di sopravvissuta di Auschwitz possa farsi eco delle voci che agitano il presente. Nel 1961 escono <em>Les Belles\u00a0<\/em><em>Lettres<\/em> (Le Belle Lettere): un&#8217;antologia <em>suis generis<\/em> di lettere apparse su giornali e riviste scelte da Delbo, sopravvissuta ad Auschwitz, per &#8220;dare a sentire, portare a consapevolezza&#8221;\u00a0 le voci di dissenso contrarie a quelle operazioni militari che le autorit\u00e0 francesi si ostinavano a non chiamare<em>\u00a0guerra<\/em>\u00a0e\u00a0 che avevano l&#8217;obbiettivo di soffocare con tutti i mezzi, anche la tortura e i campi, le spinte all&#8217;indipendenza e alla decolonizzazione dell&#8217;Algeria. L&#8217;ultima\u00a0delle<em> belle lettere<\/em> \u00e8 costituita dalle poche parole semplici di un condannato a morte, indirizzate alla moglie nel breve tempo concesso prima dell&#8217;esecuzione. Davvero quella che \u00e8 testimoniata qui &#8220;non \u00e8 una disputa tra intellet\u00adtuali e ministri&#8221;, ma una grande argomentazione in forma collettiva, orchestrata con precisione da Delbo, sulla responsabilit\u00e0 individuale e po\u00adlitica di fronte alla Ragion di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel sessantesimo anniversario della dichiarazione di indipendenza dell&#8217;Algeria, Il filo d&#8217;Arianna e l&#8217;Isrec hanno voluto pubblicare la traduzione italiana del libro <i>Les belles lettres<\/i> di Charlotte Delbo\u00a0 (a cura di Elisabetta Ruffini e con la traduzione di Andrea Pioselli) e la sua presentazione \u00e8 l&#8217;occasione per tornare a riflettere da punti di vista diversi\u00a0 sui grandi temi che questo primo libro di Delbo solleva: la memoria, la vigilanza e la poesia come linguaggio dell&#8217;esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Charlotte Delbo (1913-1985), segretaria di Louis Jouvet e assistente di Henri Lefebvre, ha partecipato alla Resistenza francese ed \u00e8 stata deportata il 24 gennaio 1943: prima ad Auschwitz e poi a Ravensbr\u00fcck. A vent&#8217;anni dal suo ritorno dai campi pubblica Aucun de nous ne reviendra, destinato a diventare il primo tomo della trilogia Auschwitz et apr\u00e8s. Senza mai voler essere solo testimone, Delbo si \u00e8 impegnata per tutta la sua vita in un lavoro che intreccia memoria e creazione e sfocia in una vasta opera letteraria, in cui il passato \u00e8 pungo\u00adlo per la vigilanza sul presente. Il filo di Arianna ha gi\u00e0 pubblicato Spettri, miei compagni, Kalavryta delle mille Antigoni, Nessuno di noi ritorner\u00e0, il catalogo Charlotte Delbo, una memoria mille voci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Discuteranno del libro insieme alla curatrice <strong><span style=\"color: #ff0044;\">Elisabetta Ruffini<\/span><\/strong> studiosa di Delbo e direttrice dell&#8217;Isrec Bg:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0044;\">Francesco Mazzucotelli<\/span><\/strong>\u00a0\u00e8 docente presso l\u2019universit\u00e0 di Pavia. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Istituzioni e Politiche presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Milano con uno studio su <em>Islam e modernit\u00e0: dottrine e prassi nella comunit\u00e0 sciita libanese<\/em>\u00a0riguardante i processi di mobilitazione politica e sociale tra la popolazione sciita nel Libano contemporaneo. Ha studiato e svolto attivit\u00e0 di ricerca presso la American University of Beirut. I suoi ambiti di ricerca e di interesse vertono sui processi identitari, sulla politicizzazione delle identit\u00e0 etniche e confessionali, sulla costruzione del modello istituzionale confessionalista, e sul ruolo degli spazi urbani e dei processi di urbanizzazione nei processi di inclusione e di marginalizzazione politica e sociale. Membro della Societ\u00e0 per gli studi sul Medio Oriente (SeSaMO) fa parte del direttivo dell\u2019Associazione per lo studio in Italia del Caucaso e dell\u2019Asia Centrale (ASIAC). Ha collaborato con le testate \u201cLimes\u201d, \u201cBabelmed\u201d, \u201cEquilibri\u201d. \u00c8 stato inoltre ricercatore presso il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS). Lavora su una variet\u00e0 di argomenti relativi al Vicino Oriente nel diciannovesimo e ventesimo secolo. Nel 2021 con Rosita Di Peri ha pubblicato per la Mondadori Universit\u00e0 il manuale <em>Guida alla politica mediorientale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0044;\"><strong>Caterina Roggero<\/strong><\/span>\u00a0\u00e8 assegnista di ricerca storica \u2013 Nord Africa e Medio Oriente &#8211;\u00a0 all\u2019Universit\u00e0 degli studi di Milano Bicocca presso il Dipartimento di scienze umane per la formazione \u201cRiccardo Massa\u201d. I suoi settori di interesse riguardano la storia contemporanea e l\u2019attualit\u00e0 politico-sociale del Nord Africa; la storia contemporanea delle relazioni tra Maghreb e Machrek; la\u00a0 decolonizzazione; le Relazioni internazionali dell\u2019area euromediterranea e i\u00a0 sistemi di governo nel mondo arabo. Docente ospite per lezioni singole di storia dell\u2019Algeria contemporanea, storia dell\u2019Africa del Nord e storia delle relazioni euro-mediterranee presso varie universit\u00e0 e istituzioni, collabora con diverse testate radio e giornalistiche nazionali come esperta o inviata per le questioni relative al Nord Africa.\u00a0 Ha al suo attivo numerosi saggi su riviste &#8211; \u00a0in particolare segnaliamo \u201cIl ruolo dei militari in politica nei primi anni dell\u2019Algeria indipendente\u201d<em>, <\/em>in Caterina Roggero (a cura di), <em>Tra mito, storia e attualit\u00e0: i sessant\u2019anni della Rivoluzione algerina<\/em>, numero speciale de \u201cIl Ponte\u201d, autunno 2022 &#8211; e diverse pubblicazioni tra cui citiamo <em>L\u2019Algeria e il Maghreb. La guerra di liberazione e l\u2019unit\u00e0 regionale<\/em>, Milano, Mimesis, 2012; con Gian Paolo Calchi Novati, <em>Storia dell\u2019Algeria indipendente. Dalla guerra di liberazione a Bouteflika<\/em>, Giunti-Bompiani, 2014; <em>Storia del Nord Africa indipendente. Tra imperialismi, nazionalismi, autoritarismi<\/em>, Giunti-Bompiani, 2019 e da ultimo la postfazione storica alla nuova edizione Einaudi, uscita quest\u2019anno, di Henri Alleg, <em>La Tortura<\/em>, con prefazione di Jean-Paul Sartre.<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0044;\">Claudio Jampaglia<\/span><\/strong> \u00e8 giornalista, autore, regista e produttore. Ha lavorato per quotidiani e riviste nazionali italiane e collaborato con emittenti radiofoniche e programmi televisivi nazionali e locali. Ha scritto vari libri tra cui citiamo la cura del volume <em>Perch\u00e9 non sono nata coniglio<\/em> un progetto di scrittura collettiva dedicato alla storia di Lydia Franceschi (Edizioni Allegre, 2020) e con Emilio Molinari, <em>Salvare l\u2019acqua<\/em>. <em>Contro la privatizzazione dell\u2019acqua in Italia<\/em>, Feltrinelli 2010. Per quanto riguarda la sua attivit\u00e0 di regista ricordiamo il documentario\u00a0 <em>Our war<\/em> (2016) assieme a Benedetta Argentieri e Bruno Chiaravalloti presentato fuori concorso alla Biennale di Venezia del 2016.\u00a0 Da diversi anni \u00e8 giornalista \u00a0caposervizio\u00a0 a Radio Popolare di Milano ed \u00e8 amministratore delegato di Possibile Film, societ\u00e0 indipendente di produzione di film e documentari (da vedere senz\u2019altro su RaiPlay <em>I am revolution<\/em> di Benedetta Argentieri) \u00a0e \u00a0partecipa ad un gruppo di ricercatori e film-maker chiamato GeoTelling. In radio tra l\u2019altro \u00e8\u00a0 il conduttore di <em>Guarda che lune <\/em>&#8211; riuscitissima trasmissione sulla comunicazione &#8211; con Giuseppe Mazza ospite fisso, in onda ogni luned\u00ec dalle 7,45 alle 8,30.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1954 in Algeria cominciano quelle operazioni militari che le autorit\u00e0 si ostinano a non chiamare guerra e che raggiungono il parossismo tra il 1957 e il 1959. Come nel 1941, Delbo, lontana dal suo paese per motivi di lavoro, sente l&#8217;esigenza di tornare e prendere posizione dentro la propria collettivit\u00e0. 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