A un anno dalla scomparsa di Bendotti
Bergamo, 23 dicembre 2025
Alla vigilia delle festività vorremmo fare a tutte e tutti voi che ci siete vicini un augurio sincero, perché possiate passare questo tempo il più serenamente possibile nonostante il contesto attorno a noi – nel nostro paese, in Europa, in Palestina, in Siria, in Sudan e in altri teatri di conflitto e di trasformazione dei territori a causa dei cambiamenti climatici – non possa che suscitare inquietudine e grande preoccupazione. Sotto nuova forma i “fantasmi del passato”, che avevamo creduto sconfitti o almeno ridotti a cascami residuali facilmente controllabili dalle democrazie nate dalla lotta al nazifascismo, si ripresentano all’orizzonte sotto nuova specie insidiando la coesione sociale delle nostre comunità, approfondendo le disuguaglianze, riproponendo paradigmi nazionalisti e neoimperialisti e modelli di società “etnicamente” omogenee. In questo contesto torna la guerra come opzione possibile e/o inevitabile e in un dibattito pubblico inquinato si diffonde l’idea che ormai la vecchia democrazia sia antitetica alla libertà, parola non più associata ad una condizione necessaria per la vita di tutte le donne e gli uomini del mondo, ma intesa come condizione per il libero dispiegarsi di nuovi modelli tecno-autocratici, populisti e apertamente razzisti. Come Istituto ci sentiamo ancor più responsabili del significato del nostro lavoro anche se consapevoli della nostra marginalità. Quest’anno passato è stato particolarmente complicato per i cambiamenti che abbiamo dovuto affrontare, per i problemi legati alla nuova sede (che speriamo saranno risolti nel corso del prossimo anno) e soprattutto per il vuoto lasciato dalla scomparsa di Angelo Bendotti: oggi è un anno. Non abbiamo però disatteso ai nostri compiti come dimostrano le molte attività pubbliche, svolte spesso in collaborazione con altre realtà del territorio non solo bergamasco, l’apertura dell’Archivio delle donne a Bergamo nel 900, le ricerche avviate, la formazione nelle scuole in classe e per gli insegnanti, i servizi d’archivio e biblioteca per il pubblico, e abbiamo mantenuto viva – sia pure con qualche ritardo – la nostra rivista, una delle creature di Angelo. Se è stato possibile continuare lo dobbiamo soprattutto a chi ha in questo anno scelto di lavorare con noi mettendo a disposizione dell’istituto le proprie competenze e la propria passione, Andrea Giovarruscio per la comunicazione e l’organizzazione e Ombretta Cosentino insegnante distaccata e responsabile della didattica, e a chi, tra le nostre e i nostri soci, in modi diversi ci ha prestato tempo e collaborazione volontari. Il futuro dell’Istituto, che è e sempre sarà un’associazione, dipende quindi da tutti noi: noi che ci lavoriamo o ricopriamo ruoli istituzionali, voi che ci seguite e apprezzate il nostro lavoro e che in tanti siete anche nostre e nostri soci.
Vi ringraziamo della vostra vicinanza e attenzione e nel vivo ricordo di Angelo vi rinnoviamo i nostri più affettuosi auguri
Luciana Bramati e Elisabetta Ruffini


