Locatelli nella Torre dei Caduti. Errori storici e memoria corta

RavaschioSegnaliamo con piacere l’articolo di Stefano Ravaschio sulla polemica su Antonio Locatelli e la Torre dei Caduti apparso oggi sul “Corriere della Sera” (dorso Bergamo)

Locatelli nella Torre dei Caduti. Errori storici e memoria corta

La ridotta memoria storica è un male diffuso, aggravato da confusione e approssimazione, quando non si scade nel dolo dell’ideologia, come a Rovetta e Lovere dove la commemorazione legittima di morti diventa occasione annuale di raduno (e scontro) di propaganda. Su queste vicende il puntuale richiamo dell’Isrec ad un’adeguata tutela e al rispetto della memoria storica non è pedanteria, ma un fondamento della democrazia. Serve a non dimenticare da dove veniamo – che per l’Italia repubblicana vuol dire, tra l’altro, i valori dell’antifascismo – e quindi verso dove dovremmo andare. Il caso del busto di Antonio Locatelli non va interpretato come una demonizzazione di un personaggio, atteggiamento che sarebbe un controsenso per gli storici, ma anzi come uno stimolo a una valutazione critica, spesso assente tra i difensori della bergamaschità per partito preso.

Quella di Locatelli è una figura controversa, meritevole di approfondimento, anche solo per evitare che con la definizione di «fascista sui generis», per le critiche (tecniche) sulla gestione dell’aviazione nazionale e i contrasti con altri gerarchi, non si finisca per passarlo per frondista o perfino come latente antifascista. La discussione sul suo busto non riguarda comunque il suo grado di organicità al fascismo, in ogni caso non basso, né la contestualizzazione nel momento storico, da dare per scontata, quanto, più semplicemente, la congruità della sua presenza nella Torre dei Caduti. Che non è un memoriale dei combattenti o un museo della guerra. Il problema della memoria posto dall’Isrec, oltre a evidenziare la necessità di studiare criticamente e non solo celebrare a priori, è la sottolineatura dell’errore storico, oltre che cronologico, di mescolare Locatelli con i Caduti della Grande guerra. Locatelli è di sicuro un’espressione di quella guerra, dove ha combattuto ed è stato decorato. Ma vi è sopravvissuto ed è poi diventato altro: un eroe della rivoluzione fascista oltre che un «pioniere dell’Italia imperiale». Nella storia le interpretazioni sono inevitabili, ma per evitare retorica e revisionismo, è bene porre dei punti fermi. La Grande guerra è figlia di un’epoca e del nazionalismo, oltre che di interessi economici, ma nella visione, parziale, del completamento di un autonomo e unitario Stato italiano ha più legami con la Liberazione dai nazifascisti che con una guerra d’aggressione come quella d’Africa dove è morto Locatelli. Il suo busto al centro di un sacrario dei Caduti della Prima guerra mondiale è un falso che confonde le idee, involontario solo fino a quando non viene evidenziato. Non siamo di fronte a un milite ignoto, ma a un soldato del quale non si può dimenticare cosa è poi diventato.

Stefano Ravaschio

loading