Consegna delle firme per la revoca della cittadinanza a Mussolini

KeepYourCityClean

Lunedì 22 febbraio, dopo la conferenza stampa, sono state consegnate le 1500 firme raccolte per la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini alla Presidente del Consiglio Comunale di Bergamo Marzia Marchesi.

Di seguito, il testo con cui abbiamo accompagnato la consegna.

PER LA CONSEGNA DELLE FIRME

I promotori della raccolta firme sottoscrivono nuovamente e con più forza le ragioni espresse nel documento che accompagna la raccolta delle firme e dopo le osservazioni e le critiche ricevute in questi mesi osservano:

con la questione della revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini,
a. si chiede a Bergamo di agire sul proprio immaginario, ribadendo che il fascismo non ha diritto ad essere onorato nella nostra città;
b. non si chiede di cancellare la storia: del resto la revoca della cittadinanza non cancella il fatto storico del suo conferimento;
c. si chiede di fare la storia: la revoca della cittadinanza aggiunge storia alla storia di Bergamo. La revoca, se ci sarà, sarà un atto storico che si aggiungerà a quello del conferimento, nella storia amministrativa della nostra città;
d. non si è mai inteso chiedere di incendiare archivi o di distruggere monumenti.

la questione della revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini,
a. non è una questione di storia: la storia del fascismo va studiata ed è studiata a Bergamo come nelle altre città d’Italia. Qui si tratta di memoria e la memoria è la scelta del passato di cui prenderci cura mettendolo in valore pubblicamente: la memoria non è neutra, né onnicomprensiva, è una scelta con cui il presente, selezionando il proprio passato, dice chi è e verso dove vuole andare;
b. non dovrebbe forse nemmeno essere una questione: il fascismo è la rottura dell’avvio del processo democratico apertosi con l’unità d’Italia ed è la dittatura in Italia. La fine della guerra segna uno spartiacque che la Costituzione sancisce. Non è apologia continuare a considerare Mussolini un cittadino da onorare?

la raccolta delle firme, ha reso evidente
a. quanto i giovani siano interessanti alla storia e attenti al passato e al modo con cui gli adulti lo trasmettano: dai giovani veniva la richiesta della revoca e molti giovani hanno firmato e si sono impegnati nella raccolta;
b. quanto l’immaginario fascista abbia ancora spazio dentro la nostra collettività: la questione della revoca è stata ritenuta sorpassata, vecchia, inutile, poca cosa, affermata in modo maleducato. Mentre si moltiplicano simboli e segni fascisti, perché non si può dire, senza tanti giri di parole, senza paura di offendere, che Mussolini e il fascismo non fanno parte delle cose da salvare?

Infine crediamo necessario evidenziare che chiedere oggi revoca della cittadinanza onoraria non significa non rispettare le scelte dei partigiani o dei primi amministratori antifascisti di Bergamo. Sappiamo bene che nei giorni della liberazione e nelle amministrazioni che seguirono, non si sentì l’esigenza di togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini. Oggi sentiamo questa esigenza e non vediamo perché questo dovrebbe offendere, o essere ridicolizzato, da chi si batté per “liberare dalla parola patria l’aggettivo fascista” (N. Ginzburg).

LE FIRME

Gli enti promotori dopo avere formulato all’amministrazione di Bergamo la proposta della revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini (ottobre 2015), di fronte al silenzio si sono impegnati, dal novembre 2015, in una raccolta firme che ha voluto e vuole essere di sensibilizzazione.

La raccolta ha visto impegnati gli enti promotori sia in prima persona sia attraverso associazioni o enti a loro legati: alcune Anpi locali (Albino, Dalmine, Lovere, Romano, Scanzorosciate, Valgandino), alcune Arci come Barrio e Maite, alcuni centri sociali Kascina e Pacì Paciana, alcuni partiti che siedono nel Comitato bergamasco antifascista come Rifondazione Comunista e Giovani comunisti, Sinistra Ecologia e libertà, alcuni circoli come il Circolino della Malpensata e Mutuo Soccorso.

Le firme raccolte sono circa 1500.

La raccolta ha coinvolto tanto la città che la provincia; hanno firmato più donne che uomini, e possiamo dire più giovani che adulti maturi. E’ importante questa considerazione non solo perché ricorda la modalità con cui è nata la raccolta, ma anche per capire la sensibilità che si muove intorno a questo tema.

Alla raccolta hanno aderito i partigiani: quattro della Camozzi, due della 53° Garibaldi, uno della 56° Garibaldi, tre che hanno agito in città, e la Presidente dell’Associazione Partigiani Cristiani. Anche questa è una considerazione importante: la raccolta ha unito le sigle storiche dell’antifascismo, mettendole in relazione con la galassia dell’antifascismo delle nuove generazioni.

La politica non è stata del tutto assente: non solo tra i promotori ci sono i Giovani democratici ma altri partiti hanno aiutato nella raccolta concreta; firmano inoltre donne e uomini impegnati nella politica attiva del nostro territorio: Sergio Gandi, Marzia Marchesi, Romina Russo, Emilia Magni, Marcello Zenoni, Alessandro Tiraboschi e Matteo Rossi.

Enti aderenti all'iniziativa

 

loading