“I conquistatori dell’Impero”, il presidente Bendotti a Lovere

Dopo la Liberazione, fra le pieghe delle intitolazioni delle strade è sopravvissuta parte della toponomastica fascista. Per scoprire le storie celate dietro quei nomi, oggi opachi o avvolti da una patina di eroismo immeritato, sabato 9 dicembre 2017 alle ore 17 nella sala degli Affreschi di Palazzo Tadini a Lovere, Anpi e Auser organizzano un incontro con il presidente dell’Isrec, Angelo Bendotti, che presenterà il suo ultimo libro, uscito per Il filo di Arianna: “I conquistatori dell’impero” (64 pagine, 8 euro).

La copertina del libro “I conquistatori dell'Impero” di Angelo Bendotti

La copertina del libro “I conquistatori dell’Impero” di Angelo Bendotti

«Angelo Bendotti è storico di lungo corso — scrive nell’Introduzione al volume Elisbetta Ruffini, direttrice dell’Isrec Bergamo —: sa fin troppo bene che lezioni di storia non si danno, ma non ha certo senso smesso di credere che la consapevolezza della storia non è un dato scontato, si ricostruisce con passione e acribia e, di norma, crea scompiglio e imbarazzo. Non serve mai a giustificare il presente, ne è anzi la coscienza inquieta». Sabato, quella coscienza sarà risvegliata dalla presentazione del libro di Bendotti, accompagnata dall’introduzione di Grazia Milesi e dalle letture di Carmelo Strazzeri. Agli studenti verrà rilasciato un attestato di partecipazione utile per i crediti formativi.

Anacronismi toponomastici

Il sottotitolo del lavoro, “Tre vie, una piazza e un paesaggio” racchiude il senso della ricerca, a partire dal materiale archivistico (inedito) della commissione toponomastica di Bergamo. Per la città, resistono nomi che apparentemente non dicono nulla, ma nascondono storie di compromissione con il fascismo. Si parte dal caso, celebre, di Antonio Locatelli. Entro la fine dell’aprile 1937, a poca distanza dalla morte e dai nastrini della doppia medaglia d’oro per le “imprese” belliche del concittadino, la commissione si adopera per tributargli «austeramente inquadrato tra querce e allori, dominante la via [che gli viene intitolata], il degno ricordo marmoreo». Mai, da allora, è stato possibile mettere in discussione l’intitolazione, protetta da un’aurea di intoccabilità di Locatelli, difeso ora come «fine intellettuale», ora come fotografo.

Non solo Locatelli

Senza dimenticare don Reginaldo Giuliani, «il padre delle Camicie Nere caduto a Passo Uarieu», commemorato da una piazzetta di Città Alta come «martire» per l’Impero. O la vicenda, più nota, dei Paglia. Nel 1956 la Democrazia Cristiana saldò, nello spazio di poche lettere nere su sfondo bianco, due destini inconciliabili. Un padre, Guido, morto combattendo in Abissinia nel 1936, e un figlio, Giorgio, che aveva rinnegato gli ideali paterni: nel 1944 è catturato da partigiano, si potrebbe salvare dalla fucilazione, in virtù della nomea racchiusa nel suo cognome; rifiuta, scegliendo di essere giustiziato, per primo di fronte al plotone d’esecuzione, assieme ai compagni.

Fino a Gennaro Sora, «vera e propria leggenda» del corpo degli Alpini, responsabile dell’eccidio di Zeret: 1.200 vittime, fra granate e iprite, nel marzo 1939. Nonostante la strage, che non risparmiò donne e bambini, l’intitolazione — esattamente come per gli altri esempi citati — è ancora al suo posto: centralissimo, a poca distanza dal teatro Donizetti.

Il libro è in vendita presso l’istituto oppure scrivendo a info@filodiarianna.eu. Vi invitiamo a partecipare all’incontro!

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