Ripensando al nostro 27 gennaio

Ripensando al 27 gennaio appena passato, ripensiamo alle tante scuole, giovani e insegnanti, che abbiamo incontrato. Abbiamo sempre creduto nel dialogo intergenerazionale e nella possibilità di rendere le date del calendario civile veri momenti di cittadinanza attiva e curiosa del passato.

Il 19 gennaio alla Fondazione Memoria della deportazione di Milano, Charlotte Delbo e la nostra mostra “Une memoria, mille voci” è diventata occasione di dialogo tra la V Esabac del Liceo Lussana di Bergamo e un gruppo di studenti del Liceo Laura Bassi di Bologna. Non abbiamo dato lezioni magistrali di storia, ma fatto in modo che i ragazzi di Bergamo raccontassero Charlotte Delbo a quelli di Bologna: dal 20 febbraio, la mostra sarà montata nel liceo emiliano. Come diceva la delegata dell’Ambasciata di Francia, Ileana Guzman: «Un esempio concreto e fuori retorica di cittadinanza agita»

Tanti sono stati gli studenti di sette scuole che si sono avvicendate sotto la Caserma Montelungo, compiendo un gesto di memoria: i volti e le storie di quattro uomini e una donna partiti da Bergamo per la deportazione ricordati con alcuni semplici cartelloni, affinché attraverso il loro vissuto la storia della caserma entrasse un po’ di più nella nostra consapevolezza di cittadini. Non è stato un gesto eclatante e non ha riscosso l’attenzione né dei giornali né delle autorità, eppure è stato un gesto consapevole che in Italia la memoria della deportazione è stata costruita dal basso, attraverso scelte di memoria libere dalle vie delle commemorazioni ufficiali del passato, compiuti da cittadini liberi e pronti a rischiare la loro intelligenza e immaginazione perché la vita degli altri diventasse parte della coscienza di tutti.

Da non dimenticare, infine, le nostre mostre itineranti per la provincia: a Capriate, grazie alla locale Anpi, prima e poi ad Albano, grazie alla biblioteca, la mostra “Razzisti per legge” ha aperto un dialogo ricco con le comunità cittadine; a Treviglio “Inscritto nel blu del cielo” è stata l’occasione per riaprire la pagine sulla vita di Rachele Stern, internata con la sua famiglia Manas a Treviglio e da lì deportata a Auschwitz. E poi ancora a Mapello con “Disegna ciò che vedi” e a Curno con “Luoghi”.

Una carrellata sui social

Vi invitiamo a scorrere il materiale qui sotto, fra foto e video, nostre o degli studenti, per una piccola rassegna delle attività.








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