Tra le silenziose carte
Eccolo qui l’Isrec, nella solita palazzina: silente e sbarrato il cortile, ma pieno di sole come in una domenica di maggio; silente e chiusa al pubblico la sala di lettura, ma piena di libri e di carte su cui continuiamo a lavorare, come tutti un po’ in ufficio, un po’ da casa, al ritmo delle regole dettate dalle ordinanze.
L’Isrec è nato nel 1968: “vi sono anni – scriveva Bendotti nel numero della rivista dedicato al nostro cinquantesimo – che paiono segnare per l’importanza degli avvenimenti che registrano, diventando pietre miliari del succedersi di generazioni.” Il nostro istituto è nato proprio “in quell’anno, ricco di eventi e di mutamenti, di colorate speranze, di straordinarie utopie”. Forse per questo non ha mai smesso di credere nella fantasia come capacità dell’intelligenza di interrogare la storia degli uomini e delle donne facendone affiorare domande ricche di futuro.
Ci troviamo oggi in un momento che non sappiamo se sarà tra quei “giorni rossi” del calendario umano, per usare un’espressione di Isaac Babel citato da Bendotti: non sappiamo se il tempo del coranavirus porterà a rivoluzioni, scoperte o più semplicemente a scelte che modificano il modo di essere di una società. Sappiamo però che siamo l’Isrec e che sentiamo l’urgenza di tornare a parlare con soci e amici, collaboratrici e sostenitrici, per continuare ad esercitare quella fantasia di cui si diceva prima.
Le donne e gli uomini di cui conserviamo le carte ci hanno lasciato un’eredità importante: non dimenticare che la ragione non può andare in vacanza spazzata via dalla paura, che la consapevolezza dell’esperienza che si sta vivendo la si costruisce ritrovando una dimensione temporale che lega il presente al passato e al futuro, dentro la vita delle donne e degli uomini. Per questo l’Isrec è fatto di archivio e biblioteca; per questo, lo sforzo costante è tenere insieme ricerca sul passato e dialogo dentro il presente: è qui che crediamo si radichi la nostra voglia di rivolgerci a voi, nonostante abbiamo assaporato la tranquillità di restare tra le nostre silenziose carte. Più che mai oggi, capiamo che essere custodi delle carte degli uomini e delle donne della Resistenza obbliga a fare i conti con quel passato che ha immaginato il proprio futuro. Quel futuro è infatti diventato il presente in cui noi viviamo e di fronte ad esso come associazione di uomini e di donne vogliamo agire.
Sappiamo che molti di noi sono impegnati in questi giorni a fare il loro lavoro in una situazione difficile; da infermiere e infermieri a dottoresse e dottori, ma anche tante altre categorie che continuano a garantire per noi i servizi necessari al nostro vivere. Noi siamo in una situazione privilegiata, e proprio nel rispetto di chi non si è nascosto, ma ha affrontato con grande coraggio questo momento, abbiamo deciso di aprire questa rubrica, facendo quello che sappiamo fare e facendolo il più onestamente e prosaicamente possibile, vale a dire guardandoci dalla retorica sempre in agguato in momenti come questi.
Ci siamo resi conto che in questi giorni affiora, con frequenza e con naturalezza, sulle labbra, nostre e di molti, tutta una serie di parole che ha la sua radice nel termine “resistenza”. Proprio perché la consapevolezza dell’esperienza passa da quella delle parole che usiamo, ci siamo detti che forse è importante ritornare a riflettere insieme sulla parola Resistenza nel suo significato storico di momento chiave nella storia del nostro paese, di quello appunto delle “scelte assolute a cui un popolo è chiamato a rispondere” e che modificano il modo stesso di essere società.
Sappiamo che la storia non dà lezioni, ma sappiamo anche che raccontarla rende più ricca, problematica e vigile, la consapevolezza del presente: ci mette a contatto con l’esperienza vissuta da altri, aiuta legare l’esperienza individuale a quella degli altri, crea legami tra il qui e ora, il già vissuto e il da vivere, è un serbatoio di forme che possono aiutarci a darla a quella che stiamo vivendo, è uno scrigno di storie individuali che fanno compagnia, lasciano in eredità sogni, aiutano a costruire un senso di comunità.
I collaboratori più stretti dell’Isrec si sono messi al lavoro e presto troverete sul nostro sito un intervento che affronta un tema con cui declinare un significato storico della parola Resistenza. Non è questione di presentare qui un’enciclopedia della Resistenza, ma di rilevare la sfida di orchestrare un racconto collettivo della Resistenza e di mettere in evidenza alcuni aspetti e su cui uomini e donne che vivono questo presente lavorano: un modo per ritrovare ciascuno dentro di sé un significato sotteso alla parola Resistenza e condividerlo con gli altri.
Il filo di questa rubrica si contraddistinguerà come uno zizzagare tra temi: alcuni saranno temi portanti della storia della Resistenza, ma tanti approfondimenti ripenseranno alla tema generale della Resistenza passando attraverso il tema su cui siamo più impegnati come Isrec in questo momento che è la ricerca sull’ex carcere di Sant’Agata nel periodo 1943-1945.
Nella consapevolezza che attraverso il passato il presente considera il suo futuro, vi ringraziamo della vostra attenzione che animerà queste pagine.


