Un esempio per Bergamo: Crema annuncia la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini

C’è chi dice no. Mentre a Bergamo Mussolini continua a figurare fra i cittadini onorari, Crema – con la sindaca Stefania Bonaldi (Pd) – annuncia la revoca, dopo un caso analogo a quello scoppiato in città.

Sulla base delle vicende bergamasche, secondo quanto raccontano le testate locali, l’ex consigliere comunale di Rifondazione comunista Mario Lottaroli si è incuriosito. Ha scoperto che il 20 maggio 1924 – quattro giorni prima di Bergamo – Crema concesse l’onorificenza, con una delibera. Ha scandagliato gli atti, sperando di imbattersi in una revoca dopo la Liberazione. Non l’ha trovata. «È un disonore per Crema e la democrazia», ha commentato Lottaroli.

L’annuncio

In seguito alla conferenza stampa in cui la sinistra ha denunciato la scoperta, il municipio di Crema ha diffuso un comunicato, dove si annunciano provvedimenti. «Non eravamo al corrente di questo documento, così lontano nel tempo. Ora che però lo sappiamo, non possiamo far finta di nulla — ha replicato la sindaca —. Prima ancora da cittadini di una democrazia consapevole che in qualità di amministratori, siamo chiamati ad esercitare nella maniera corretta la memoria».

Da qui la decisione, che passerà al vaglio del Consiglio: «Personalmente credo che il giudizio della Storia ci chiami ora alla approvazione dei “decreti attuativi” — conclude Bonaldi —, revocando di conseguenza quella onorificenza».

La disputa

A luglio, si è mossa Pisa, cancellando la cittadinanza onoraria al Duce. A Bergamo, il sindaco Giogio Gori si è sempre detto contrario al provvedimento, definito «un errore revisionistico che creerebbe fratture», mentre la cittadinanza sarebbe un «monito». La collega dem di Crema è di diverso avviso: «In caso contrario la Storia si impasta in un grumo indistinto di avvenimenti, tutti dello stesso tenore e falsamente equivalenti — dice nel comunicato (disponibile qui: Comunicato Stampa: dichiarazione) —, la via più diretta per arrivare alla neutralità che, insegnava Elie Wiesel, “favorisce sempre l’oppressore, non la vittima”».

A ottobre, un altro esponente del Pd, Emanuele Fiano, aveva stigmatizzato la visione di Gori. Nell’occasione, Repubblica aveva riportato l’intervento, tranciante, del coordinatore lombardo dell’Anpi, Tullio Montagna: «Lasciare la cittadinanza in onore di un assassino e di un gangster – come Mussolini è stato – è un errore clamoroso. A Gori dico che il fascismo è stato anche un’associazione per delinquere: bisogna avere orrore di questa esperienza, altro che lasciare le onorificenze».

Le nostre 1.500 firme

Fra 2015 e 2016, l’Isrec aveva raccolto 1.500 firme a favore della revoca (trovate la notizia sul nostro sito, oppure l’articolo di Bergamonews). Riportiamo alcune motivazioni della battaglia di allora:

Si chiede a Bergamo di agire sul proprio immaginario, ribadendo che il fascismo non ha diritto ad essere onorato nella nostra città;

Non si chiede di cancellare la storia: del resto la revoca della cittadinanza non cancella il fatto storico del suo conferimento;

Si chiede di fare la storia: la revoca della cittadinanza aggiunge storia alla storia di Bergamo. La revoca, se ci sarà, sarà un atto storico che si aggiungerà a quello del conferimento, nella storia amministrativa della nostra città;

Non si è mai inteso chiedere di incendiare archivi o di distruggere monumenti.

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